Terrazzamenti a Monte Ortone

Restauro dei muretti a secco settecenteschi di Monte Ortone: tutela del paesaggio, della stabilità idrogeologica e della memoria agricola del territorio.

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muri a secco monteortone

Progetto PNRR: restauro e recupero dei muretti a secco

Il presente intervento di restauro e recupero dei muretti a secco, situato in Via Monteortone 19/A nel Comune di Teolo (PD), è un’opera finanziata dall’Unione Europea attraverso i fondi NextGeneration EU, nell’ambito del PNRR (M1C3 – Investimento 2.2). Il progetto, identificato dal Codice CUP H27B22000270004, vede come committente Lazzari Adelmo Massimiliano. La gestione tecnica è affidata all’Architetto Annaleda Bordin per la fase di progettazione, all’Architetto Valeria Polato per la Direzione Lavori e all’Architetto Serena Franceschi (L.A.I.R.A. srl) per il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione.

È fondamentale sottolineare come l’attuale cantiere PNRR, focalizzato specificamente sul ripristino dei sistemi di terrazzamento, agisca in stretta sinergia e continuità con un precedente intervento di alto valore simbolico che ha riguardato il restauro e il recupero del rudere dell’Oliveria. Questo antico manufatto rurale è stato riportato alla luce restituendo al colle il suo storico punto di riferimento architettonico. Se l’Oliveria costituisce il cuore logistico e la testimonianza edilizia del sito, l’attuale progetto PNRR ne cura l’apparato strutturale esterno, ovvero quel complesso sistema di sostegno che permette al versante meridionale del monte di mantenere la sua vocazione agricola e la sua stabilità morfologica.

La storia di questo luogo affonda le proprie radici nella metà del XVIII secolo, periodo in cui i monaci benedettini dell’Abbazia di Praglia decisero di estendere la loro produzione olearia mettendo a dimora un oliveto di duecento esemplari proprio su questo declivio. Per gestire questa risorsa strategica, i monaci edificarono l’edificio rurale affidandone la cura a un contadino giunto appositamente da Arezzo, esperto nella gestione delle colture in pendenza. Per rendere possibile la coltivazione su versanti così scoscesi, furono realizzati imponenti terrazzamenti sorretti da muri a secco costruiti con blocchi di trachite locale, opportunamente dimensionati e apparecchiati senza l’uso di leganti.

L’Arte dei Muretti a Secco e il Presidio Idrogeologico

La tecnica costruttiva adottata, che dal 2018 gode del riconoscimento come Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, rappresenta un esempio insuperabile di ingegneria naturalistica e armonia tra uomo e ambiente. La posa dei blocchi di trachite priva di connessure in malta permette il libero drenaggio delle acque meteoriche tra i conci di pietra, eliminando le pericolose spinte idrostatiche che potrebbero compromettere la tenuta del muro. Questa peculiarità trasforma i terrazzamenti in un fondamentale presidio idrogeologico, capace di contrastare efficacemente il dissesto del versante e l’erosione del suolo ancora oggi, a secoli di distanza dalla loro prima realizzazione.

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Il Valore Narrativo: Tra Storia e Resistenza Partigiana

Questa visione del territorio come opera d’arte e frutto della fatica umana trova un eco profondo nel documentario del 1963 intitolato “Fazzoletti di Terra”, diretto dal regista Giuseppe Taffarel. L’opera, pur essendo profondamente legata alle vicende della Resistenza partigiana e al sacrificio dei combattenti per la libertà, dedica una riflessione magistrale al valore del terrazzamento come atto di presidio, sopravvivenza e identità territoriale.

Il documentario inquadra il paesaggio non come uno sfondo inerte, ma come un protagonista della storia: come evidenziato nell’intervista a Giuseppe Taffarel, queste strutture appaiono all’osservatore moderno come la “storia antica di un luogo antico”. In questo contesto, restaurare oggi i muretti a secco di Monte Ortone significa onorare quel legame indissolubile tra la terra e chi l’ha difesa e lavorata, recuperando una narrazione millenaria scritta sulla roccia che testimonia la resilienza delle comunità locali e la loro volontà di proteggere la propria storia.

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