Evoluzione del territorio a Monte Ortone
La casa dell’Olivieria, costruita nel XVIII secolo dai monaci dell’Abbazia di Praglia, testimonia la storia dell’olivicoltura nei Colli Euganei e l’evoluzione delle proprietà agricole del Monte Ortone.
La casa dell’Olivieria
La collina di Monte Ortone si trova nel settore nord-orientale dei Colli Euganei. Insieme al Monte Rosso e al Monte San Daniele forma un piccolo sistema di rilievi tra i comuni di Abano Terme e Teolo.
Il confine tra i due comuni attraversa la collina: il versante nord ed est appartiene ad Abano, mentre quello sud-ovest rientra nel territorio di Teolo. Questa divisione ricalca un’antica separazione delle proprietà.
Fino al 1810 il pendio nord-orientale apparteneva alla comunità agostiniana di Monte Ortone. Il resto della collina era invece proprietà dell’abbazia benedettina di Santa Maria di Praglia. I monaci mantennero questi terreni fino alle soppressioni napoleoniche del 1806-1810, quando i beni passarono al Demanio dello Stato.
Le costruzioni rurali presenti attorno alla collina sono il risultato dell’attività agricola gestita per secoli da queste comunità religiose.
L’Olivieria di Praglia
Sul versante meridionale della collina si trova un edificio rurale dall’architettura insolita rispetto alle tipiche case dei Colli Euganei.
Si tratta dell’Olivieria, costruita a metà del XVIII secolo per volontà dell’abate di Praglia Giorgio Thiera. L’obiettivo era aumentare la produzione di olio, allora molto importante per l’alimentazione, la medicina, la liturgia e la produzione di sapone.
Nel Settecento i Colli Euganei erano infatti uno dei principali territori olivicoli della Terraferma veneziana.
L’abate fece realizzare nuovi terrazzamenti sul Monte Ortone e avviò una vasta piantagione di ulivi. Per migliorare la coltivazione chiamò anche un esperto olivicoltore toscano, Pasquino Celai, proveniente da Castelfranco di Sopra.
Nel 1754 Celai ottenne in affitto un terreno ai piedi del monte con l’impegno di curare le nuove coltivazioni e insegnare ai contadini locali le tecniche di coltivazione dell’olivo. Poco dopo fu costruita una casa rurale per ospitare lui e la sua famiglia.
Questo edificio, ispirato alle case coloniche toscane, è l’attuale casa dell’Olivieria.
Dal demanio alla famiglia Comello
Dopo la soppressione dell’abbazia di Praglia, i terreni passarono allo Stato. In un primo momento furono concessi in affitto, poi messi in vendita.
Intorno al 1820 l’oliveto di Monte Ortone fu acquistato dal nobile veneziano Giuseppe Comello.
Nel corso dell’Ottocento la proprietà rimase nella famiglia Comello e l’oliveto venne ampliato fino a superare i 90.000 metri quadrati.
Dalla famiglia Scremin-Selva al novecento
Nel 1873 il conte Giovanni Comello vendette l’azienda agricola ad Antonio Scremin, cantante lirico conosciuto con il nome d’arte “Selva”.
La proprietà comprendeva la casa colonica e l’oliveto, già coltivato da affittuari locali.
Alla morte di Scremin, nel 1889, i beni passarono alla moglie Sofia Peruzzi e ai figli. Nei decenni successivi la proprietà rimase nella famiglia, con diversi passaggi ereditari.
All’inizio del Novecento parte dell’oliveto fu venduta e la superficie originaria venne progressivamente ridotta.
Il frazionamento dell’azienda
Nel 1926 l’azienda agricola fu acquistata dai fratelli Giacobbi.
Nel 1953 gli eredi vendettero la proprietà a Giovanni Peghin, che divise ulteriormente i terreni separando la parte collinare da quella pianeggiante a sud del Monte Ortone.
Con questo frazionamento si concluse la storia dell’antica azienda agricola dell’Olivieria, nata nel Settecento per iniziativa dei monaci di Praglia.
Testo ricavato da ricerche storiche di Claudio Grandis, maggio 2022.







